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Caro Granzotto, il Comune di Lucca ha vietato l’apertura nel centro storico di ristoranti o simili che offrano una cucina di etnia diversa. Pare, soprattutto, il fetido kebab che sta invadendo le nostre città. Non voglio entrare nel merito, che peraltro il Giornale ha già dibattuto con i pro e i contro, ma le chiedo: la decisione del Comune può essere configurata come un episodio dello scontro di civiltà in corso?
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La chiamano «saletta ricreativa» a San Vittore. Ci sono perfino due pappagallini. «Sono due volte in gabbia» sorride l’ispettore di polizia penitenziaria. Ma non è un commento amaro, il suo. Sta in quel carcere da trent’anni, ma non si sente «dentro». «Si è fatto un ergastolo», dice qualcuno. Ma è solo un luogo comune: «Io sono come tutti gli altri, fuori di qua ho la mia vita, una mia famiglia». Anzi, «sono fortunato – dice – di questi tempi non è poco avere un lavoro sicuro come questo. «Sviluppiamo degli anticorpi a San Vittore». Non è un modo di dire: «Parlo delle malattie, di quel che entra qua dentro». Il sesto raggio è il «girone dei torturati» del carcere milanese. Sono 474 uomini. E la tortura è il sovraffollamento. «Allora i torturati siamo anche noi», dice un agente riferito alla denuncia dell’altro giorno del giudice Giuseppe Grechi. San Vittore era all’avanguardia, 130 anni fa, quando è stato costruito. Secondo le teorie criminologiche in voga le celle singole scoraggiavano promiscuità e «contagi» delle inclinazioni al delitto. Ora in quelle celle vivono in otto o in nove. L’assegnazione dei nuovi arrivi – anche 30 alcune sere – è un’opera di «geopolitica», ammette l’ispettore: «Per evitare tensioni cerchiamo di mettere insieme detenuti della stessa nazionalità.
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Washington – Nel quarto trimestre del
2008 il pil, negli Stati Uniti, ha registrato un calo del 3,8%,
inferiore al -5% previsto dagli analisti. Tuttavia si tratta del
peggior dato registrato negli ultimi ventisette anni negli Usa e con
questo dato l’economia americana, che nel terzo trimestre del 2008 ha
registrato un pil in calo dello 0,5%, è entrata tecnicamente in
recessione. “I dati sul pil americano che
dimostrano un aggravamento della recessione sono un disastro
continuo per i lavoratori americani”, ha commentato il presidente
Barack Obama invitando il proprio governo ad “agire subito”.
Il crollo del pil La prima economia
mondiale ha visto nei tre mesi al 31 dicembre scorso la
contrazione più sensibile da quasi ventisette anni a questa
parte.
A segnalarlo sono i dati del dipartimento al Commercio statunitense,
che evidenziano l’aggravarsi della recessione legato al taglio
della spesa di consumatoti e imprese.
La statistica relativa al quarto trimestre 2008 mostra una
caduta del prodotto interno lordo pari a 3,8% a livello di tasso
annualizzato, risultato peggiore dai primi tre mesi del 1982
quando il prodotto si è contratto al ritmo di 6,4%.
Il pil americano è rallentato già di 0,5% e con il risultato
odierno mostra il secondo trimestre consecutivo di contrazione
per la prima volta del periodo tra il quarto trimestre 1990 e il
primo 1991.
Gli analisti interpellati da Reuters ipotizzavano una
flessione del Pil pari a ben 5,4%.
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=324989
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«Il patto siglato dall’amministrazione capitolina rappresenta un grande passo in avanti nella delicata questione del Casilino 900, che finalmente vede il campo uscire dalle condizioni di illegalità nel quale è vissuto per anni». Fabrizio Santori, presidente della commissione Sicurezza del Comune, è convinto che l’accordo nasca dalla necessità, intuita anche dagli stessi nomadi, di vivere nel rispetto delle regole e abbandonare la via dell’assistenzialismo. «Hanno capito, finalmente, che l’integrazione passa attraverso la condivisione delle regole di una vita civile – dice Santori – è necessario un controllo 24 ore su 24 dell’accampamento da parte delle forze dell’ordine perché si vigili affinché decoro, conformità e sicurezza siano veramente garantiti». Di buon governo del sindaco parla invece il presidente della commissione Bilancio del Campidoglio Federico Guidi: «Quello della giunta è un modello di vera integrazione e non quello applicato dai colleghi del centrosinistra che, invece di affrontare il tema nomadi, lo hanno nascosto».Anche il capogruppo Pdl in consiglio comunale, Dario Rossin, bacchetta le ex giunte. «Dopo anni in cui il centrosinistra si è lanciato in annunci mai seguiti dai fatti – sottolinea – oggi l’amministrazione Alemanno ha siglato un patto con i rom. È il primo vero passo per una collaborazione concreta». «Ora che abbiamo ottenuto il loro impegno a collaborare con l’amministrazione – interviene l’assessore alle Politiche Sociali Sveva Belviso – i nomadi non devono essere di ostacolo se le forze dell’ordine individueranno persone irregolari che devono essere allontanate dall’insediamento.
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Ritorno da una vacanza che purtroppo devo definire tutt’altro che «indimenticabile» trascorsa tra le province di Trapani e Palermo. Con grande rammarico, durante la mia permanenza in Sicilia, ho riscontrato un randagismo dilagante e intollerabile. Ovunque c’erano branchi di cani, anche nati da poco, malati, denutriti, feriti, in balìa delle automobili, investiti tra l’indifferenza dei passanti (qualcuno a dire la verità mi sembrava anche piuttosto divertito). E più volte mi sono imbattuto in carcasse in putrefazione di poveri cani e gatti lasciate per giorni in mezzo alle piazze e alle strade.Ovviamente non mi sono accontentato di ciò che vedevo e ho chiesto a qualche interlocutore locale spiegazioni sulla gravissima e inquietante situazione che sorprende soprattutto per la sua vastità e la sua diffusione. E in questo modo, parlando con la gente del posto, ho scoperto che la situazione è sempre stata questa e che nessuna amministrazione si è mai interessata al problema né, tantomeno, nessuno si è mai adoperato per individuare una possibile soluzione a quello che considero un vero dramma.Qualcuno mi ha anche raccontato che l’anno scorso in occasione dell’emergenza incendi che incorreva da queste parti (per la precisione a Cefalù), venivano usati gatti come torce viventi per appiccare alcuni dei roghi (avevo in effetti letto questa storia anche su qualche quotidiano).Durante la mia vacanza, invece, ho appreso dai telegiornali l’agghiacciante episodio del cagnolino torturato e sepolto vivo a Porto Empedocle (guarda caso).
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Venezia – Come le grandi famiglie e le patate, il cinema italiano ha il meglio sottoterra. Dunque è coerente il titolo «Questi fantasmi» per la retrospettiva che include grandi registi considerati per decenni meno grandi della trimurti Antonioni-Fellini-Visconti. Con questa Mostra – a qualcosa serve… – il distacco fra alcuni di «questi fantasmi» (Mario Bonnard, Vittorio Caprioli, Duilio Coletti, Claudio Gora, Mario Monicelli, Dino Risi…) e la trimurti si ridurrà. Poi scomparirà: i tabù erosi crollano di schianto.
Giulietta degli spiriti di Fellini, Identificazione di una donna di Antonioni, Gruppo di famiglia in un interno di Visconti non valevano molto nemmeno quando uscirono, anche agli occhi della critica che ne parlava bene per devozione personale ai registi in questione. Fra trenta e quarant’anni, queste opere della decadenza, di autori comunque grandi, sono schiacciate dal confronto – per citare uno solo dei vari possibili esempi – con I mostri, ieri riproposto al Lido in versione restaurata con l’aggiunta di frammenti di due episodi non completati.
Anche se i frammenti esumati dagli archivi della Cineteca nazionale – guidata proprio da Sergio Toffetti, che con Tatti Sanguineti ha ideato la rassegna – non aggiungono nulla al valore del film di Dino Risi, si rivede I mostri, con Vittorio Gassman e Ugo Tognazzi, come si riascolterebbe un oracolo col senno di poi. Nei Mostri – presentato ieri insieme al documentario tv Dino Risi – c’è infatti la rappresentazione dei vizi d’allora (1962) e l’intuizione che essi sarebbero diventati così comuni da lasciare indifferenti.
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Da ieri è ufficiale: Concita De Gregorio, ex giornalista di punta di Repubblica, toscana di Pisa, classe 1963, è il nuovo direttore de l’Unità. Le faccio – per quel che valgono – i miei auguri più sinceri. Non la conosco. So, per avere letto i suoi articoli, che è una brava giornalista; e per averne viste le foto, che è una bella donna. È mamma di tre bambini, e questo me la rende particolarmente simpatica.Faccio gli auguri anche a l’Unità e a tutti coloro che vi lavorano. Pure questi sono auguri sinceri. Il lettore non si stupisca. Nessun giornalista spera nella cattiva sorte di un giornale, compreso quello più diverso nelle idee. Un po’ per spirito corporativo, e molto perché un Paese è libero solo quando esiste una pluralità di voci. Si può essere su sponde opposte mantenendo rapporti di lealtà e di stima reciproca. Chi fondò il nostro Giornale, lo fondò anche contro un clima culturale e politico allora dominante: ma mai si sarebbe augurato la morte (editoriale) degli avversari. E quando fu ferito dalle Brigate Rosse, Indro Montanelli incontrò più solidarietà fra molti vecchi nemici che non fra molti presunti amici.Detto tutto questo, fra gli auguri che facciamo a l’Unità c’è anche e soprattutto quello di non essere più il giornale che abbiamo visto negli ultimi anni. Ieri, il suo direttore uscente, Antonio Padellaro, ha salutato i lettori con il consueto editoriale d’addio, che viene pubblicato oggi e che sappiamo intitolarsi «Grazie Unità».
Fonte: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=285071